• Ep. 22_L'Intangibile
    Jan 27 2026
    Ventiduesimo episodio del Podcast di Ephèmera Firenze: l'intangibile.Il mondo è pieno di cose che valgono moltissimo ma non si toccano: fiducia, emozione, bellezza. Anche il profumo appartiene a questo regno invisibile. Non si vede, non si conserva, eppure lascia una scia, un’impressione, una memoria. L’intangibile è tutto ciò che non puoi afferrare con le mani ma che, in qualche modo, ti tocca. Non ha forma, ma lascia segni. Non ha peso, ma a volte orienta le scelte, le relazioni, i desideri. È una sensazione, una promessa, una memoria che riaffiora nel momento giusto – o in quello sbagliato. L’intangibile non si mette in vetrina, ma è spesso la vera ragione per cui scegliamo una cosa invece di un’altra. Quando acquisti un profumo, non compri solo molecole: compri un desiderio, un modo per dire “sono io”. Compriamo identità, atmosfera, cura, intenzione. In economia si parla di beni intangibili: brand, idee, emozioni che circondano un prodotto. Nel marketing questo si chiama esperienza. Quel “non so che” che rende un gesto memorabile e crea connessione. E l’intangibile non vive solo nei brand: è presente nella vita quotidiana, nello sguardo che cambia tutto, nel tono di voce che consola, nell’aria che muta in una stanza quando entra qualcuno. Il profumo è, per eccellenza, una forma di intangibile. Non si tocca, non si mostra, ma si ricorda e si desidera. È il modo più diretto per raccontare l’invisibile, ed è per questo che ci emoziona. Oggi non compriamo più soltanto oggetti: compriamo sensazioni, atmosfere, identità. Un profumo non è solo “femminile”, “maschile” o “persistente”.È “quel profumo che sa di abbraccio”, “quello che mi fa sentire più me stessa, più me stesso”. Non basta più raccontare cosa fai: devi farlo sentire. Un profumo non è solo una formula, è un frammento di identità, una promessa invisibile da vivere sulla pelle. Il marketing esperienziale non punta semplicemente a vendere qualcosa, ma a far vivere qualcosa. Non descrive: coinvolge. Non dice soltanto quali note contiene una fragranza, ma invita a chiudere gli occhi, a immaginare un luogo, un ricordo, un’emozione. Il cliente non è più un compratore passivo, diventa protagonista. La marca non parla soltanto: ascolta, accoglie, invita. E il profumo è un linguaggio perfetto per questo tipo di esperienza, perché non si limita alle parole: si annusa, si immagina, si ricorda. Accompagnare una persona nella scelta di un profumo non significa venderle un oggetto, ma aiutarla a mettere a fuoco una parte di sé. Un brand esperienziale non è un’etichetta, ma un universo coerente fatto di storie, rituali, gesti piccoli ma memorabili. È fatto di verità, di cura, di presenza. I profumi non si vendono con le note, ma con le storie: della materia prima, di chi li crea, e soprattutto di quella che può diventare la tua storia. Vendere l’invisibile è possibile, se si è capaci di comunicare l’anima di ciò che si offre.Perché ciò che resta davvero non si misura in millilitri, ma in intensità. Forse oggi non è successo nulla di eclatante, eppure qualcosa ti ha sfiorato: un cambiamento sottile, una sensazione senza nome, un’eco che rimane. L’intangibile non chiede attenzione, chiede ascolto. Può essere un clima di fiducia, un senso di coerenza, un allineamento silenzioso. Nel mondo creativo e progettuale è spesso questo a fare la differenza: ciò che non si vede, ma orienta le scelte e genera valore nel tempo. Sono micro-eventi, quasi impercettibili, ma lasciano una traccia profonda.Nei perfume workshop di Ephèmera Firenze non si “impara soltanto” qualcosa: si vive un momento che resta. Si crea, si annusa, si racconta, si condivide. E quando si porta a casa la fragranza composta, non è solo un profumo: è un ricordo in bottiglia. Ti aspetto a Firenze, dove le storie si annusano e l’invisibile si costruisce insieme. Perché, in fondo, l’intangibile è tutto ciò che ci resta anche quando tutto il resto è andato. Un’emozione. Una fragranza. Una voce.Il core business di Ephèmera Firenze è lo Scent Identity Design: l’arte di creare fragranze che diventano la firma invisibile di un brand. Un profumo non è un semplice ornamento, ma un’architettura immateriale: racconta valori, riflette una personalità e lascia un’impronta che la memoria custodisce più a lungo di parole e immagini. La nostra visione, però, va oltre i brand. Con le Perfume Experience e i Team Building Olfattivi accompagniamo persone e team aziendali a scoprire il profumo come linguaggio di identità ed emozione. Nei nostri workshop prendono vita fragranze per la pelle, per gli spazi o persino veri e propri loghi olfattivi: esercizi di creatività, coesione e narrazione condivisa. Dalla suite su Ponte Vecchio, con lo sguardo rivolto all’Arno e agli Uffizi, il profumo si intreccia con arte, musica e artigianato, trasformando l’istante in memoria. E non solo a Firenze: ...
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    7 mins
  • Ep. 21_Patchouli. Anima della terra
    Jan 20 2026
    Ventunesimo episodio del Podcast di Ephèmera Firenze: Patchouli, l'anima della terra.Oggi scendiamo sotto la superficie per incontrare una materia che non seduce con i fiori né conquista con la freschezza, ma parla con la voce bassa della terra: il patchouly. Si ricava dalla Pogostemon cablin, pianta tropicale della famiglia delle Lamiaceae originaria dell’India e del Sud-Est asiatico, robusta e arbustiva, con foglie che, una volta essiccate e fermentate, liberano un profilo olfattivo profondo e stratificato. Il suo odore non è floreale né fruttato, ma terroso, legnoso, leggermente camforato, con sfumature umide e quasi fungine, spesso descritto come la terra dopo una pioggia tropicale o come un legno antico che ha assorbito tempo e silenzio.L’essenza si ottiene per distillazione in corrente di vapore delle foglie essiccate e fermentate, un processo complesso in cui contano la durata della fermentazione, il metodo di essiccazione, la qualità della distillazione e persino la maturazione dell’olio, che può migliorare con gli anni come accade ai vini ben custoditi. La sua identità è affidata soprattutto al patchoulolo, un sesquiterpene alcolico che rappresenta una quota importante dell’olio essenziale, affiancato da molecole come norpatchoulenone e guaioli che ne scolpiscono le sfaccettature boisé e aromatiche. Arrivato in Europa attraverso il commercio delle sete e dei tessuti dall’India, nel XIX secolo divenne sinonimo di lusso orientale perché le stoffe venivano profumate con foglie di patchouly per proteggerle dalle tarme; più tardi, negli anni Sessanta e Settanta, fu riappropriato dalla cultura hippie come segno di ribellione olfattiva, lontano dalle formule civettuole del decennio precedente e vicino a una ricerca di natura e spiritualità. È una materia viva, dotata di una persistenza straordinaria sulla pelle, capace di durare giorni e di mutare registro a seconda delle dosi e degli accostamenti, diventando legnosa, gourmand, incensata oppure sensuale e animale, senza mai ridursi a semplice sfondo. Oggi la profumeria lo utilizza in versioni naturali a diverse concentrazioni, in frazionamenti che ne levigano i toni più terrosi e in ricostruzioni molecolari che ne evocano la profondità con maggiore pulizia, rendendolo una firma silenziosa di molte composizioni contemporanee. Non canta e non esplode, sussurra; non fiorisce, resta nel buio come una radice che trova voce, evocando piogge monsoniche, stanze chiuse da anni, cortecce che conservano memoria e una sensualità che non si mostra ma rimane sospesa.È un profumo che entra in dialogo con chi porta dentro una domanda, un compagno di pelle più che un ornamento, capace di restare come un pensiero notturno. In questo viaggio incontriamo interpretazioni emblematiche come Coromandel (Les Exclusifs) di Chanel, dove il patchouly è velluto dorato incorniciato da incenso e benzoino, Patchouli 24 di Le Labo, affumicato e cuoiato, quasi bruciato, Tempo di Diptyque, verde e arioso, Patchouli (1970) di Reminiscence, denso e generazionale, e Hindu Grass di Nasomatto, erbaceo e meditativo, corporeo e misterioso. Il patchouly non è mai scomparso, si è trasformato, passando da formule orientali opulente a strutture più leggere, chypre moderni e persino composizioni quotidiane in cui non si impone ma sostiene, restando una vibrazione di terra sotto i piedi.Nella profumeria di oggi è un ponte tra sensorialità e memoria, capace di evocare territorialità, intimità e mistero, e di dialogare con linguaggi nuovi senza perdere la propria gravità. Indossarlo è come camminare scalzi su un terreno umido, riconnettersi e ricordare che siamo fatti anche di radici, di buio e di passaggi sotterranei, ed è per questo che tanti creatori lo rimettono al centro come gesto lento e intenzionale. Se vuoi ascoltare questo racconto con il naso e attraversare il patchouly nelle sue forme più profonde e levigate, ti aspettiamo nel laboratorio olfattivo di Ephèmera Firenze, dove la terra profuma e le parole si fanno invisibili.Il core business di Ephèmera Firenze è lo Scent Identity Design: l’arte di creare fragranze che diventano la firma invisibile di un brand. Un profumo non è un semplice ornamento, ma un’architettura immateriale: racconta valori, riflette una personalità e lascia un’impronta che la memoria custodisce più a lungo di parole e immagini. La nostra visione, però, va oltre i brand. Con le Perfume Experience e i Team Building Olfattivi accompagniamo persone e team aziendali a scoprire il profumo come linguaggio di identità ed emozione. Nei nostri workshop prendono vita fragranze per la pelle, per gli spazi o persino veri e propri loghi olfattivi: esercizi di creatività, coesione e narrazione condivisa. Dalla suite su Ponte Vecchio, con lo sguardo rivolto all’Arno e agli Uffizi, il profumo si intreccia con arte, musica e artigianato, trasformando l’istante in memoria. E non solo a Firenze: le nostre esperienze ...
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    9 mins
  • Ep. 20_Shanghai. La nuova era del profumo
    Jan 14 2026
    Ventesimo episodio del Podcast di Ephèmera Firenze: Shanghai. La nuova era del profumo.Oggi vi portiamo a Shanghai. Non la Shanghai delle fotografie, dei grattacieli che si riflettono nel vetro e nell’acciaio, ma una Shanghai invisibile, fatta di scie leggere, di gesti silenziosi, di profumi che non cercano di occupare lo spazio ma di abitarlo. È una città che sa di tè nero appena infuso, profondo e puro, di osmanto che in autunno profuma le strade con una dolcezza discreta e dorata, di legni chiari e di incenso che sale lentamente, come un respiro antico in una metropoli che corre. Qualcuno ha scritto che Shanghai sta dando un nuovo impulso profumato e lo sta facendo a salti sempre più alti. Partiamo da qui, da un salto, verso un nuovo spazio olfattivo in una città dove tutto accelera: l’economia, i sogni, i desideri, e sempre più spesso anche le nuvole di profumo che accompagnano chi esce di casa al mattino, come una seconda pelle invisibile.In Cina il profumo è ancora un linguaggio giovane. Solo una piccola parte della popolazione lo utilizza in modo abituale, molto meno rispetto all’Europa o agli Stati Uniti, eppure il mercato cresce con una rapidità sorprendente. A spingerlo sono due forze potenti: una generazione vastissima di giovani, Gen Z e Millennial, cresciuti in un mondo fluido e iperconnesso, e una curiosità nuova verso tutto ciò che riguarda il benessere, l’identità personale, la bellezza come espressione interiore. L’età del primo profumo si è abbassata: si inizia poco sopra i quindici anni e il gesto di vaporizzarsi qualcosa addosso entra nella routine quotidiana con naturalezza, quasi fosse un’estensione del corpo. Prima sono state le grandi città, poi quelle di secondo e terzo livello, oggi l’onda si allarga lentamente ma in modo costante, raggiungendo nuove aree e nuovi pubblici. Cambia anche il modo di avvicinarsi alle fragranze. Non più l’idea occidentale di un solo profumo per tutta la vita, ma un approccio mobile, esplorativo. Flaconi mini, formati pensati per sperimentare, collezionare, alternare. Profumi da scegliere in base al momento, all’umore, alla stagione, persino all’ora del giorno. È una profumeria del movimento, che non chiede fedeltà assoluta ma curiosità. In un Paese in cui quasi tutto passa dallo schermo – social, piattaforme, live streaming – la profumeria vive in un universo digitale gigantesco eppure, proprio lì, emerge con forza un bisogno opposto: il bisogno del corpo. Il profumo non si guarda, non si scrolla, non si scarica.Per questo nascono punti vendita esperienziali, pop-up immersivi, spazi temporanei che invitano a fermarsi, ad annusare, a sentire. Accanto al digitale tornano oggetti fisici: riviste cartacee create dai brand, materiali da toccare, racconti stampati che accompagnano l’incontro con la fragranza. In mezzo a tanta connessione, il naso chiede ancora presenza. Per capire davvero ciò che sta nascendo in Cina, però, i numeri non bastano. Bisogna ascoltare i suoi codici olfattivi. Prendiamo il tè. In Cina il tè si beve nero, puro, senza latte né zucchero. È un gusto profondo, asciutto, meditativo. In Europa, quando pensiamo al tè in profumeria, immaginiamo spesso un accordo luminoso, agrumato, segnato dal bergamotto. È sempre tè, ma non è la stessa immagine. Dietro la stessa parola si nascondono paesaggi sensoriali diversi. Lo stesso accade con l’osmanto. In Occidente lo amiamo per le sue sfumature cuoiate e ambrate, mentre in Cina è il fiore simbolo dell’autunno, capace di profumare l’aria con una freschezza fruttata che ricorda l’albicocca matura. In profumeria questo cambia tutto: non un fiore denso e vellutato, ma una luce chiara, sospesa. In generale, il pubblico cinese non cerca scie urlate. Preferisce fragranze armoniose, intime, costruite sull’equilibrio tra freschezza, legni e note fruttate. Profumi che si percepiscono da vicino, che accompagnano senza imporsi, ma che restano sulla pelle più a lungo di quanto ci si aspetterebbe. Su questo sfondo nasce un fenomeno spesso definito nazionalismo del profumo. Non è chiusura né rifiuto dell’altro, ma un ritorno alle proprie radici. Marchi indipendenti e case creative cinesi stanno traducendo la memoria culturale in forma olfattiva, raccontando templi immersi nell’incenso, spiritualità fatta di pietra, fumo e cera, utilizzando legni, resine, rose e oud. Il bambù diventa simbolo centrale: non cresce mai da solo, ma in gruppi, e diventa metafora di legame e prosperità condivisa.Nascono collezioni pensate come momenti di contemplazione, profumi che non descrivono ma suggeriscono, che non spiegano ma aprono spazi interiori. Accanto a questo si afferma il Guo Chao, il China chic, l’orgoglio di indossare qualcosa che parla la propria lingua. Nei profumi emergono tendenze gender neutral, una forte attenzione al rapporto tra fragranza, natura e benessere, e un ruolo centrale delle giovani donne urbane, istruite, autonome, che...
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  • Ep. 19_Note di Cenere
    Jan 6 2026
    Diciannovesimo episodio del PodCast di Ephèmera Firenze, L'Invisibile Addosso: Note di Cenere.C’era un tempo in cui il profumo del pulito non aveva nulla di floreale o detergente. Sapeva di cenere. Le lenzuola bollivano nel paiolo, immerse nella lisciva, e l’odore che si sollevava non era quello del sapone, ma del fuoco già consumato. Una pulizia ruvida, ancestrale, che parlava di riti antichi, di braccia forti, di mani immerse nell’acqua bollente. Un sapere domestico tramandato senza parole. In questo episodio de L’invisibile addosso riaffiora il ricordo di mia nonna, il grembiule umido, il vapore che saliva lento, e quell’aroma lieve e polveroso che restava sulle lenzuola. Non era un profumo nel senso moderno del termine, ma una traccia. Una testimonianza. Oggi la chiameremmo “nota clean”, ma allora era semplicemente la certezza del pulito.La cenere è stata il detersivo delle nostre antenate. Mescolata all’acqua bollente sprigionava potassio e sodio sotto forma di lisciva: caustica, purificante, efficace. Ma soprattutto lasciava una firma olfattiva silenziosa. Non copriva, non decorava: rimaneva. Una presenza discreta, quasi spirituale. Un’eco del fuoco domestico che continuava a vivere tra le fibre dei tessuti. La cenere, in sé, sembra non esistere. Eppure esiste potentemente nella memoria. In profumeria viene ricercata e suggerita attraverso accordi fumé, tabaccosi, affumicati. È una nota che non brilla, ma persiste. Evoca l’inverno, il silenzio delle case con il camino acceso, il gesto lento di ravvivare la brace, il tempo che si ferma mentre la legna si consuma. Vive anche nel rito dell’incenso, quando la resina scricchiola sul carboncino e il fumo sale verticale, profumando lo spazio come una preghiera. La nota di cenere è ciò che resta quando il profumo ha finito di parlare. Quando la fiamma si spegne e la legna ha concluso il suo rito di combustione.È cenere tiepida, a volte ancora pulsante sotto la superficie. L’odore che emana non è più quello acre del fumo né quello vivo del legno: è secco, minerale, basso. Aderisce alle superfici. Si sente sui mattoni del camino, sulla pelle del braciere, nei tessuti che hanno assorbito giorni di calore. È intimo e persistente, come una voce che ha smesso di parlare ma continua a risuonare. Sul piano simbolico, l’odore della cenere segna la fine di un ciclo. Nei riti funebri viene dispersa per indicare un passaggio. È memoria della fiamma, ciò che resta dopo una passione intensa, ma anche spazio per la rinascita. Nei campi vulcanici la cenere fertilizza la terra. È la scrittura invisibile del fuoco. Catturare questo odore è difficile. I profumieri non cercano di riprodurlo fedelmente, ma di suggerirlo, come una nota musicale lontana. Accordi di legna carbonizzata, sfumature di carbone, betulla secca, effetti di pietra calda, muschi minerali che evocano polvere compatta e grigia. La cenere non si impone: accompagna.C’è un momento brevissimo in cui la carta si arriccia sotto la fiamma, si solleva come pelle che fugge il fuoco, poi si dissolve. Resta una cenere fragile, volatile. Basta un soffio per disperderla. Ma l’odore rimane. Non è quello acre del fuoco, né quello balsamico della legna. È qualcosa di più asciutto, dolce e amaro insieme. Sa di grafite, di polvere di biblioteca, di inchiostro scomposto. È il profumo della parola cancellata, della pagina dimenticata, della storia che non verrà più letta. L’odore della carta che brucia dipende da molti fattori, ma ha tratti riconoscibili. La cellulosa produce un sentore secco, quasi dolce, simile al fieno arso o al cotone bruciato. Gli inchiostri rilasciano note metalliche o chimiche, le colle possono evocare resina fusa, gomma bruciata, zucchero caramellato. Quando tutto è consumato, resta una cenere grigia, impalpabile, dall’odore minerale, vicino alla grafite o alla polvere di gesso bruciato. Bruciare una pagina è un gesto potente: cancellazione e trasformazione insieme.La cenere di carta parla di memoria perduta, di lutto della parola, ma anche di rinascita della pagina bianca. I libri bruciati lasciano nell’aria un odore diverso, più triste, come se anche il silenzio avesse un profumo. In alcune fragranze e in alcune candele, la nota di cenere diventa poesia. Una poesia che non usa inchiostro, ma aria. Materia fragile, destinata a scomparire, eppure capace di imprimersi profondamente nella memoria. La cenere è il ricordo del fuoco, nelle parole come nei profumi. Resta ciò che ha scaldato, bruciato, vissuto.Nel laboratorio olfattivo di Ephèmera Firenze è possibile ascoltare anche questa nota dimenticata. Avvicinarsi all’odore delle cose finite e scoprire che anche la fine può avere un profumo. Vi aspettiamo dove il profumo diventa racconto e la cenere non è più polvere, ma poesia.Il core business di Ephèmera Firenze è lo Scent Identity Design: l’arte di creare fragranze che diventano la firma invisibile di un brand. Un profumo...
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    8 mins
  • Ep. 18_Neuroscienza e memoria olfattiva
    Dec 30 2025
    Diciottesimo episodio di L’Invisibile Addosso, il podcast di Ephèmera Firenze.Ci sono profumi che ci riportano indietro nel tempo senza chiedere permesso. Può essere il pane caldo nella cucina di una nonna, il mare della prima estate lontano da casa, oppure la colonia di qualcuno che abbiamo amato e che oggi non c’è più. A volte basta un odore incontrato per caso, in una strada qualsiasi, e all’improvviso non siamo più lì: siamo altrove, in un altro anno, in un’altra stanza, in un’altra versione di noi stessi. Il profumo ha questo potere discreto e profondo. Non si limita ad accompagnarci: ci riporta indietro, come una macchina del tempo silenziosa. Dal punto di vista neuroscientifico, l’olfatto occupa una posizione del tutto particolare. A differenza degli altri sensi, segue una scorciatoia anatomica unica. Le molecole odorose, una volta entrate nel naso, raggiungono il bulbo olfattivo e da lì arrivano direttamente all’amigdala e all’ippocampo, le aree del cervello coinvolte nell’elaborazione delle emozioni e della memoria. Non passano prima dai grandi centri razionali della corteccia cerebrale, come accade invece per la vista o per l’udito. È per questo che un odore può commuoverci prima ancora che riusciamo a spiegare il perché: prima sentiamo, poi, eventualmente, comprendiamo.La ricerca neuroscientifica conferma questa esperienza comune. Studi di risonanza magnetica funzionale hanno dimostrato che i ricordi autobiografici evocati da un odore attivano amigdala e ippocampo in modo più intenso rispetto agli stessi ricordi evocati da immagini visive. In altre parole, la medesima scena, quando viene richiamata attraverso il naso, risulta più carica emotivamente rispetto a quando viene ricordata attraverso gli occhi. È come se l’olfatto avesse un accesso privilegiato al nostro archivio interiore. Quando un odore fa riaffiorare un ricordo lontano si parla spesso del cosiddetto “fenomeno di Proust”: quella sensazione improvvisa e travolgente in cui il passato, spesso l’infanzia, torna vivo senza preavviso. È esattamente ciò che accade quando diciamo “questo profumo mi ricorda qualcosa”, anche se non sappiamo subito cosa. Non è necessario identificarlo razionalmente: il corpo lo riconosce prima della mente. Ma cosa succede al corpo quando un odore riaccende una memoria felice?Diverse ricerche suggeriscono che i profumi capaci di evocare ricordi autobiografici positivi possono aumentare le emozioni positive, ridurre gli stati d’animo negativi e, in alcuni casi, attenuare desideri compulsivi, come quelli legati alle dipendenze. Alcuni studi indicano persino una riduzione di specifici marcatori infiammatori nel sangue. Questo significa che non siamo di fronte soltanto a una suggestione poetica: quando un odore ci riporta a un luogo di conforto, a un abbraccio, a una sensazione di sicurezza, quel ricordo coinvolge il sistema nervoso autonomo, il respiro, il battito cardiaco e persino il sistema immunitario. È come una piccola medicina invisibile, costruita su misura dalla nostra stessa storia. L’olfatto, tuttavia, non serve soltanto a evocare ricordi. Può anche segnalare quando la memoria inizia a indebolirsi. In molte malattie neurodegenerative, come il morbo di Alzheimer, la perdita o la riduzione dell’olfatto compare molto prima dei disturbi di memoria evidenti.Per questo motivo, in diversi protocolli clinici vengono utilizzati semplici test olfattivi, basati sul riconoscimento di odori comuni come caffè, menta o rosa, per individuare alterazioni cognitive precoci. In questo contesto il profumo non è più soltanto piacere, ma diventa strumento diagnostico. Quando una persona non riconosce più odori familiari, è come se il suo archivio interiore cominciasse a perdere le etichette: le pagine esistono ancora, ma il bibliotecario, il naso, fatica a trovarle. L’uso degli odori in ambito clinico non si ferma alla diagnosi. In alcuni ospedali, soprattutto in Giappone e in Francia, le fragranze vengono impiegate per ridurre l’ansia prima di interventi chirurgici o esami invasivi. Numerosi studi hanno valutato l’effetto dell’olio essenziale di lavanda in questi contesti, mostrando una diminuzione significativa dei livelli di ansia rispetto ai gruppi di controllo. L’inalazione di lavanda è associata a un rallentamento del respiro, a una riduzione della frequenza cardiaca e a una minore percezione soggettiva della tensione. Con la dovuta prudenza, è possibile affermare che non si tratta di magia, ma di una combinazione di fisiologia e significato simbolico.Negli ultimi anni, la ricerca ha esplorato anche il ruolo dell’olfatto nel consolidamento della memoria. Alcuni studi hanno dimostrato che associare un odore a un compito di apprendimento, e ripresentare quello stesso odore durante il sonno profondo, può migliorare la fissazione del ricordo. Un lavoro più recente ha coinvolto adulti e anziani sottoposti a un allenamento olfattivo notturno per...
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    10 mins
  • Ep 16_Leonardo e il profumo del mondo
    Dec 16 2025
    Sedicesimo episodio dell'Invisibile Addosso il Podcast di Ephèmera Firenze: Leonardo e il profumo del mondo.

    In questo episodio entriamo nel Rinascimento seguendo una traccia raramente esplorata: quella dell’olfatto. Leonardo da Vinci viene raccontato non come icona scolastica o genio cristallizzato nella storia, ma come uomo immerso nella materia del mondo, attento a ciò che evapora, che resta nell’aria, che non lascia segni visibili ma incide profondamente la memoria. Tra botteghe impregnate di legno, colle animali, cere e pigmenti, tra erboristerie, spezierie e laboratori silenziosi, il profumo diventa per Leonardo uno strumento di conoscenza, un’estensione del pensiero.

    L’episodio attraversa la sua formazione nella bottega del Verrocchio, dove l’odore del lavoro quotidiano educa i sensi tanto quanto il disegno; racconta il suo dialogo costante con la natura, l’osservazione delle piante, dei fiori, delle resine, e la pratica della distillazione come gesto scientifico e poetico insieme. Nei suoi codici, accanto a studi sull’anatomia e sul moto dell’acqua, compaiono appunti su essenze, alambicchi, vapori: architetture invisibili pensate per estrarre l’anima della materia.

    Il racconto si sposta poi alla Milano degli Sforza, dove Leonardo diventa regista dell’effimero: feste, apparati scenici, macchine teatrali e ambienti sensoriali in cui anche l’olfatto ha un ruolo centrale. Profumi diffusi nello spazio, oggetti impregnati di essenze, resine bruciate per evocare luoghi lontani. Il profumo come linguaggio silenzioso di potere, seduzione e immaginazione. Fino agli ultimi anni in Francia, al Clos Lucé, quando la distillazione si trasforma in un atto intimo, quasi meditativo. Non più per stupire una corte, ma per ricordare, per lenire, per trattenere ciò che il tempo dissolve.

    L’odore come ultimo ponte tra il corpo e il pensiero, tra il presente e la memoria. Questo episodio non ricostruisce una fragranza storica, ma un atteggiamento mentale: l’idea che il profumo sia sapere liquido, esperienza totale, forma di intelligenza sensoriale. Un’intuizione che anticipa concetti oggi fondamentali come la sinestesia, l’aromacologia, l’arte del profumo come pratica culturale e non decorativa.

    Leonardo e il profumo del mondo è un viaggio tra storia, filosofia, botanica e immaginazione, dedicato a chi sente che l’arte non vive solo negli occhi, ma nel respiro.

    Perché ciò che non si vede può restare.
    E ciò che resta, spesso, profuma.

    Il core business di Ephèmera Firenze è lo Scent Identity Design: l’arte di creare fragranze che diventano la firma invisibile di un brand. Un profumo non è un semplice ornamento, ma un’architettura immateriale: racconta valori, riflette una personalità e lascia un’impronta che la memoria custodisce più a lungo di parole e immagini. La nostra visione, però, va oltre i brand. Con le Perfume Experience e i Team Building Olfattivi accompagniamo persone e team aziendali a scoprire il profumo come linguaggio di identità ed emozione. Nei nostri workshop prendono vita fragranze per la pelle, per gli spazi o persino veri e propri loghi olfattivi: esercizi di creatività, coesione e narrazione condivisa. Dalla suite su Ponte Vecchio, con lo sguardo rivolto all’Arno e agli Uffizi, il profumo si intreccia con arte, musica e artigianato, trasformando l’istante in memoria. E non solo a Firenze: le nostre esperienze viaggiano in tutta Italia, nel mondo e direttamente presso i nostri clienti. Che sia personale, aziendale o familiare, ogni creazione è più di un profumo: è una storia che vive nel più potente dei sensi.
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  • Ep 15_Note di Carta
    Dec 9 2025
    Quindicesimo episodio di L'Invisibile addosso, il Podcast di Ephèmera Firenze.

    Ci sono profumi che non si portano addosso, ma dentro. Sono odori che vivono nelle pieghe della memoria, che emergono quando apriamo un libro, sfioriamo una pagina, riconosciamo il respiro silenzioso della carta. Questo episodio è un viaggio sensoriale e intimo nel mondo dei profumi invisibili della lettura: non l’odore della carta in sé, ma ciò che la carta evoca — ricordi, emozioni, presenze che ritornano. Esploriamo la doppia natura della carta: quella nuova, bianca, impaziente, che profuma di cellulosa fresca, colla, tipografia; e quella antica, ingiallita, fragile, che trattiene in sé il tempo, il legno, la polvere, le stanze dove è stata custodita. Ogni pagina porta con sé una traccia, come una parola che non si cancella. È un odore che precede gli occhi, un racconto che arriva al naso prima ancora di leggere. Entriamo poi nella chimica affascinante dei libri: molecole come furfurale, vanillina, acido acetico e lignina ossidata, responsabili dell’aroma dei volumi antichi. Composti semplici, quasi domestici, che parlano di pane caldo, mandorle secche, pagine gialle, inchiostro, scaffali consumati dal tempo.

    La scienza riesce a intercettare queste particelle, ma ciò che sentiamo davvero è qualcos’altro: è memoria, è alchimia, è il modo in cui un libro ha attraversato la nostra vita. Il racconto si sposta poi nella profumeria, dove la carta diventa accordo astratto, mai imitazione letterale. Le note di carta non esistono in natura: sono costruite con pazienza, molecola dopo molecola, per evocare l’idea della lettura. Cedro, legni secchi, ISO E Super, aldeidi luminose, cuoio consumato, iris in polvere di grafite: piccoli mattoni olfattivi che ricreano l’impressione di un diario chiuso, di una biblioteca silenziosa, di una pagina appena voltata. Sono profumi che non parlano di un oggetto, ma di un gesto: quello lento, meditativo, intimo della lettura. Raccontiamo anche come alcuni autori abbiano legato la propria vita all’odore dei libri: Umberto Eco e la sua ironica “gioia carnale” nel respirare un volume appena stampato; Georges-Louis Poche, che pur non vedendo più le pagine ricordava perfettamente l’odore delle biblioteche, più fedele delle immagini.

    La carta parla anche quando non la guardiamo. E infine arriviamo a Ephèmera Firenze. Nel nostro laboratorio non si scrivono libri, ma profumi. Eppure, la carta è ovunque: nel silenzio che accompagna la nascita di un accordo, nella scelta attenta di una molecola, nel gesto quasi meditativo con cui si ascolta ciò che l’aria racconta. Qui la carta non è mai bianca: è colma di ricordi invisibili, di pagine non scritte che aspettano di essere respirate. Questo episodio è una dichiarazione d’amore alla lettura, alla memoria olfattiva e alla fragilità del tempo custodito nella carta. È un invito ad ascoltare la voce delle pagine, a riconoscere il loro odore segreto, a scoprire come un profumo possa diventare una lettera silenziosa, un messaggio che resta con noi molto più a lungo delle parole.

    Il core business di Ephèmera Firenze è lo Scent Identity Design: l’arte di creare fragranze che diventano la firma invisibile di un brand. Un profumo non è un semplice ornamento, ma un’architettura immateriale: racconta valori, riflette una personalità e lascia un’impronta che la memoria custodisce più a lungo di parole e immagini.

    La nostra visione, però, va oltre i brand. Con le Perfume Experience e i Team Building Olfattivi accompagniamo persone e team aziendali a scoprire il profumo come linguaggio di identità ed emozione. Nei nostri workshop prendono vita fragranze per la pelle, per gli spazi o persino veri e propri loghi olfattivi: esercizi di creatività, coesione e narrazione condivisa.

    Dalla suite su Ponte Vecchio, con lo sguardo rivolto all’Arno e agli Uffizi, il profumo si intreccia con arte, musica e artigianato, trasformando l’istante in memoria. E non solo a Firenze: le nostre esperienze viaggiano in tutta Italia, nel mondo e direttamente presso i nostri clienti. Che sia personale, aziendale o familiare, ogni creazione è più di un profumo: è una storia che vive nel più potente dei sensi.
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    9 mins
  • Ep. 14_Una Mappa Invisibile
    Dec 2 2025
    In questo quattordicesimo episodio de L’invisibile Addosso parliamo delle nostre “mappe invisibili”: quelle bussole interiori che ci fanno amare certi profumi e rifiutarne altri, che spiegano perché una nota ci consola e un’altra ci inquieta.

    Le famiglie olfattive non sono scatole rigide, ma strumenti per orientarsi: conoscere le note di testa, cuore e fondo significa imparare a riconoscere la propria voce in mezzo al coro, capire perché tra mille scie proprio quella “somiglia” a noi.

    Entriamo poi nel laboratorio del naso: un luogo silenzioso dove le materie prime non sono solo odori, ma caratteri, presenze, modi di stare nello spazio. Scopriamo come un profumiere memorizza centinaia di sostanze come fotografie olfattive, le dosa con precisione quasi alchemica, aspetta che maturino nel tempo, accetta gli insuccessi e ascolta le trasformazioni quando le essenze si incontrano, si respingono o si fondono come in una conversazione segreta. Infine, ti invito a portare questa esperienza nella vita reale: nei nostri laboratori olfattivi a Firenze potrai toccare con il naso le materie prime, giocare con la tua voce olfattiva e lasciare che il profumo diventi davvero ciò che è: un viaggio invisibile che ti resta addosso.

    Il core business di Ephèmera Firenze è lo Scent Identity Design: l’arte di creare fragranze che diventano la firma invisibile di un brand. Un profumo non è un semplice ornamento, ma un’architettura immateriale: racconta valori, riflette una personalità e lascia un’impronta che la memoria custodisce più a lungo di parole e immagini.

    La nostra visione, però, va oltre i brand. Con le Perfume Experience e i Team Building Olfattivi accompagniamo persone e team aziendali a scoprire il profumo come linguaggio di identità ed emozione. Nei nostri workshop prendono vita fragranze per la pelle, per gli spazi o persino veri e propri loghi olfattivi: esercizi di creatività, coesione e narrazione condivisa.

    Dalla suite su Ponte Vecchio, con lo sguardo rivolto all’Arno e agli Uffizi, il profumo si intreccia con arte, musica e artigianato, trasformando l’istante in memoria. E non solo a Firenze: le nostre esperienze viaggiano in tutta Italia, nel mondo e direttamente presso i nostri clienti. Che sia personale, aziendale o familiare, ogni creazione è più di un profumo: è una storia che vive nel più potente dei sensi.
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    9 mins