• Vedere il paradiso (e sperare di andarci) | Leonardo Lugaresi
    Jul 14 2026
    Il Paradiso noi non sappiamo cosa sia; non riusciamo neppure a immaginarcelo, dunque non ne abbiamo la speranza. Due secoli fa Giacomo Leopardi, stilando il certificato di morte del cristianesimo moderno, scrisse che «la promessa e l’aspettativa di una felicità grandissima e somma ed intiera bensí, ma che l’uomo non può comprendere, né immaginare […] è ben poco atta a consolare in questa vita l’infelice e lo sfortunato, a placare e sospendere i suoi desiderii, a compensare quaggiú le sue privazioni. La felicità che l’uomo naturalmente desidera è […] una felicità di questa vita e di questa esistenza, non di un’altra vita e di una esistenza che noi […] non sappiamo in niun modo concepire di che qualità sia per essere». Ecco perché abbiamo così poca voglia di andarci, in Paradiso, e ogni giorno moriamo dalla paura di morire. Dante sa. Sa cos’è il Paradiso, perché l’ha visto, sia pure solo per un attimo: «nel ciel che più de la sua luce prende / fu’ io, e vidi». Il suo Paradiso è dunque il libro indispensabile, quello di cui non possiamo fare a meno, benché sia anche un “libro impossibile”, che parla di «cose che ridire / né sa né può chi di là sù discende». È anche un libro rischioso, nel quale si può naufragare: «perdendo me, rimarreste smarriti», dichiara l’autore, nel più severo e sconcertante dei premi. La comitiva dantesca, che si era formata quattro anni fa con l’intento di leggere integralmente la Commedia, fidandosi di lui e «servando [suo] solco», ha speso gli ultimi due ruminando la cantica più ardua: questo terzo diario di viaggio è il rendiconto di tale impresa. Lo si pubblica con la fiducia che sia utile ad altri naviganti. Quel viaggio, comunque, bisogna farlo.



    Leonardo Lugaresi, Associazione Patres
    Riccardo De Benedetti, filosofo, scrittore
    Ombretta Sternini, AIC



    Show More Show Less
    30 mins
  • Tanta Ancora Vita | Viola Ardone
    Jul 14 2026
    Kostya ha dieci anni quando si mette in viaggio per arrivare dalla nonna Irina, domestica a Napoli. Nello zaino, la foto di una madre mai conosciuta e un indirizzo. Suo padre è al fronte per difendere l’Ucraina appena invasa. Tra soldati che cercano di bloccarlo al confine e sconosciute che gli dànno una mano, il bambino riesce ad arrivare. Vita, la signora per cui la nonna lavora, lo scopre addormentato sullo zerbino. Quattro anni fa lei ha perso suo figlio e ora passa le giornate da sola, o con Irina, che ha letto Dante e parla italiano come un poeta del Duecento. Il piccolo ospite inatteso la costringe di nuovo in quel ruolo che il destino le ha tolto. Poi, quando il padre di Kostya è dato per disperso, Irina torna nel suo Paese a cercarlo. D’impulso, Vita decide di raggiungerla, per aiutarla. Tentare di salvare un altro, del resto, è l’unico modo per salvare noi stessi.



    Viola Ardone, autrice del libro
    LetiziaBardazzi, AIC



    Show More Show Less
    18 mins
  • L’amore che cura | Giovanni Stanghellini
    Jul 14 2026
    Il progresso della medicina, come quello di ogni altro campo del sapere attinente all’uomo, sembra affidato allo sviluppo tecnologico. La diagnostica per immagini rende visibile il dettaglio e in chirurgia le conquiste della robotica permettono di intervenire in modo sempre più selettivo. La conoscenza dell’individualità del paziente sarebbe quindi più precisa grazie alla capacità di cogliere aspetti sempre più fini e caratterizzanti. Tuttavia, spiega Giovanni Stanghellini, l’indagine sul paziente nelle sue componenti più minute non ha lo scopo di personalizzare la diagnosi e la cura, ma piuttosto di ridurre ciò che è personale a una categoria generale e dunque astratta. Psichiatra e psicoterapeuta, Stanghellini sa bene che ciascuna persona, con le sue risorse particolari e le sue fragilità, configura la malattia in maniera assolutamente individuale. E dimostra che la medicina ha bisogno di uno sguardo esterno e laico che sappia cogliere la sua idolatria per il cono di luce del proprio sapere. Uno sguardo disposto ad affrontare l’inquietudine di chi rinuncia alla sicurezza dell’astrazione e della classificazione disciplinare per comprendere ogni sofferenza rispettandone la singolarità. Che cosa significa scoprirsi vulnerabili? Che cosa vuol dire attraversare l’esperienza della malattia? È questa la zona d’ombra della medicina, che richiede di essere esplorata per ciascun paziente, ogni volta. Il riconoscimento della persona e della sua unicità non è solo un’opzione etica, ma un vero e proprio vincolo epistemologico per la buona prassi della cura. L’occhio della medicina cerca sottigliezze, sfumature, discernimento. Ma questa forma di sapere che ama la luce aiuta davvero a comprendere l’esperienza del malato? O è necessario, piuttosto, essere disposti a incontrarsi nell’ombra per riuscire a capire cosa significa essere nella vulnerabilità, nella sofferenza e nella malattia?

    Giovanni Stanghellini, autore del libro
    Alessandra Govi, AIC


    Show More Show Less
    28 mins
  • Le rovine e la luce | Gabriel Romanelli
    Jul 14 2026
    Nel cuore di Gaza, mentre la guerra devasta la Striscia, una piccola chiesa resta in piedi: è la parrocchia della Sacra Famiglia, la sola chiesa cattolica dell’intera regione, diventata rifugio per centinaia di persone che ancora anelano alla pace. Tutt’intorno macerie, paura, devastazione: ogni «cessate il fuoco» è fragile, ogni blocco può riportare la fame, ogni dichiarazione dei leader internazionali pesa come una sentenza sul futuro di Gaza. Eppure, in mezzo alle rovine, c’è ancora la preghiera, la speranza. La liturgia scandisce le giornate e la vita di questa piccola comunità in qualche modo continua, grazie all’azione silenziosa di padre Gabriel Romanelli, che ogni giorno sceglie di restare, di lottare per la dignità di ogni vita umana. Aule adibite a dormitori, pane preparato con quello che si trova, messe celebrate tra bombardamenti ed esplosioni che fanno tremare le vetrate, lezioni improvvisate, il tentativo quotidiano – e disperato – di restituire un’illusione di normalità a bambini innocenti. «Siamo quella piccola candela con la fiamma vacillante in una tempesta infernale. È questo il senso della mia presenza qui, in questo oceano di violenza: è la ragione per cui scelgo di restare.» La testimonianza diretta e commovente di un uomo che è rimasto fedele alla sua missione e che non ha smesso di credere che la pace sia possibile



    Padre Gabriel Romanelli, autore del libro
    Andrea Avveduto Pro Terra Sancta



    Show More Show Less
    22 mins
  • Il cuore non va a dormire | Enrico Galiano
    Jul 14 2026
    C’è un’età in cui ogni cosa brucia, soprattutto l’amore. E ce n’è un’altra in cui persino l’amore sembra uno sbaglio. Ma per quanto tu possa provare a nasconderti o a scappare da te, il tuo cuore non si lascerà ingannare. Il cuore a volte tace, ma non va mai a dormire. Nel suo romanzo piú toccante, Enrico Galiano ci ricorda che l’amore non chiede mai il permesso. Che ci spaventa proprio perché ci rivela. Che piú è forte e meno riusciamo a guardarlo negli occhi.



    Enrico Galiano, autore del libro
    Paola Orlandi, Centro Culturale di Pesaro



    Show More Show Less
    32 mins
  • Il dono del mito | Cristina Dell'Acqua
    Jul 14 2026
    Ogni volta che leggiamo un mito, è come se fosse la prima. Fonti inesauribili di saggezza e introspezione, i miti sono la dimostrazione del fatto che è possibile non invecchiare mai. Paura, rabbia, desiderio, lutto, gioia: in queste storie incontriamo figure che danno senso alle nostre emozioni, ci riflettono e ci interrogano. Veri e propri doni provenienti dal passato, i miti continuano ad arricchirci, e a ogni rilettura impariamo qualcosa di più su chi siamo. Questo libro di doni ne contiene nove. Nove miti che hanno il potere di prendersi cura di quello che da sempre muove ogni nostra azione: le emozioni. La forza di Andromaca, che difende l’amore anche nella perdita, diventa la nostra quando affrontiamo la fine di una storia; la furia di Achille, che cede il passo alla magnanimità, ci può insegnare il coraggio dell’empatia; quando siamo in balia di un attacco di panico ci può aiutare conoscere lo stato d’animo incarnato dal dio Pan, perché ciò che viene nominato può essere contenuto; mentre la nostra parte più vitale e inafferrabile appartiene a Dioniso, è lui che cura ciò che sfugge al controllo della razionalità. Questi nove racconti «terapeutici» ci consegnano altrettante parole chiave; ognuna di esse ci invita a un’introspezione profonda, aprendo nuovi spazi di guarigione. Perché se a prima vista questi miti parlano di dèi, eroi ed eroine, in realtà raccontano quello che gli antichi sapevano di noi: le passioni che ci animano, le trasformazioni che siamo chiamati a compiere, e come le ferite possano diventare il luogo stesso della cura.



    Cristina Dell’Acqua, autrice del libro
    Ombretta Sternini, AIC



    Show More Show Less
    18 mins