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BookCorner 2026

BookCorner 2026

By: Meeting Rimini
Listen for free

La lettura accende la vita, è una forza che attrae e mette in moto l'esistenza, fa parte dell'esperienza concreta di ricerca di quel Mistero che muove il sole e le altre stelle.

L’Associazione Italiana Centri Culturali, partner storico del Meeting per l'amicizia fra i popoli, contribuisce alla realizzazione della manifestazione riminese curando ogni anno la presentazione di una serie di nuove uscite editoriali nella forma di un dialogo con gli autori o i curatori delle stesse. Queste presentazioni, che rappresentano anche l'occasione per un approfondimento del titolo stesso del Meeting, ormai da diverse edizioni confluiscono in una collana di podcast disponibile sulle principali piattaforme. A questo scopo anche quest'anno AIC allestirà all'interno dei padiglioni fieristici (A5) uno spazio dedicato alla registrazione dei nuovi podcast che sarà possibile seguire in diretta e in presenza.

Saranno con noi Enrico Galiano, Viola Ardone, Padre Gabriel Romanelli, José Tolentino de Mendonça, Cristina Dell'Acqua, Jean-Paul Vesco, Nello Cristianini, Benedetta Centovalli, Maria Segato, Paolo Musso, Mirna Mastronardi, Elena Mazzola, Francesco Fadigati, Giovanni Stanghellini, Maria Cristina Terzaghi, Davide Dall’Ombra, Yaryna Grusha e molti altri.

Da luglio e durante i giorni del Meeting i podcast del Book Corner saranno disponibili su Spreaker, Spotify e sulle altre piattaforme e diffusi sui Canali Social di #meeting26 e di AIC (www.centriculturali.org).Copyright Meeting Rimini
Art Literary History & Criticism
Episodes
  • Vedere il paradiso (e sperare di andarci) | Leonardo Lugaresi
    Jul 14 2026
    Il Paradiso noi non sappiamo cosa sia; non riusciamo neppure a immaginarcelo, dunque non ne abbiamo la speranza. Due secoli fa Giacomo Leopardi, stilando il certificato di morte del cristianesimo moderno, scrisse che «la promessa e l’aspettativa di una felicità grandissima e somma ed intiera bensí, ma che l’uomo non può comprendere, né immaginare […] è ben poco atta a consolare in questa vita l’infelice e lo sfortunato, a placare e sospendere i suoi desiderii, a compensare quaggiú le sue privazioni. La felicità che l’uomo naturalmente desidera è […] una felicità di questa vita e di questa esistenza, non di un’altra vita e di una esistenza che noi […] non sappiamo in niun modo concepire di che qualità sia per essere». Ecco perché abbiamo così poca voglia di andarci, in Paradiso, e ogni giorno moriamo dalla paura di morire. Dante sa. Sa cos’è il Paradiso, perché l’ha visto, sia pure solo per un attimo: «nel ciel che più de la sua luce prende / fu’ io, e vidi». Il suo Paradiso è dunque il libro indispensabile, quello di cui non possiamo fare a meno, benché sia anche un “libro impossibile”, che parla di «cose che ridire / né sa né può chi di là sù discende». È anche un libro rischioso, nel quale si può naufragare: «perdendo me, rimarreste smarriti», dichiara l’autore, nel più severo e sconcertante dei premi. La comitiva dantesca, che si era formata quattro anni fa con l’intento di leggere integralmente la Commedia, fidandosi di lui e «servando [suo] solco», ha speso gli ultimi due ruminando la cantica più ardua: questo terzo diario di viaggio è il rendiconto di tale impresa. Lo si pubblica con la fiducia che sia utile ad altri naviganti. Quel viaggio, comunque, bisogna farlo.



    Leonardo Lugaresi, Associazione Patres
    Riccardo De Benedetti, filosofo, scrittore
    Ombretta Sternini, AIC



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    30 mins
  • Tanta Ancora Vita | Viola Ardone
    Jul 14 2026
    Kostya ha dieci anni quando si mette in viaggio per arrivare dalla nonna Irina, domestica a Napoli. Nello zaino, la foto di una madre mai conosciuta e un indirizzo. Suo padre è al fronte per difendere l’Ucraina appena invasa. Tra soldati che cercano di bloccarlo al confine e sconosciute che gli dànno una mano, il bambino riesce ad arrivare. Vita, la signora per cui la nonna lavora, lo scopre addormentato sullo zerbino. Quattro anni fa lei ha perso suo figlio e ora passa le giornate da sola, o con Irina, che ha letto Dante e parla italiano come un poeta del Duecento. Il piccolo ospite inatteso la costringe di nuovo in quel ruolo che il destino le ha tolto. Poi, quando il padre di Kostya è dato per disperso, Irina torna nel suo Paese a cercarlo. D’impulso, Vita decide di raggiungerla, per aiutarla. Tentare di salvare un altro, del resto, è l’unico modo per salvare noi stessi.



    Viola Ardone, autrice del libro
    LetiziaBardazzi, AIC



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    18 mins
  • L’amore che cura | Giovanni Stanghellini
    Jul 14 2026
    Il progresso della medicina, come quello di ogni altro campo del sapere attinente all’uomo, sembra affidato allo sviluppo tecnologico. La diagnostica per immagini rende visibile il dettaglio e in chirurgia le conquiste della robotica permettono di intervenire in modo sempre più selettivo. La conoscenza dell’individualità del paziente sarebbe quindi più precisa grazie alla capacità di cogliere aspetti sempre più fini e caratterizzanti. Tuttavia, spiega Giovanni Stanghellini, l’indagine sul paziente nelle sue componenti più minute non ha lo scopo di personalizzare la diagnosi e la cura, ma piuttosto di ridurre ciò che è personale a una categoria generale e dunque astratta. Psichiatra e psicoterapeuta, Stanghellini sa bene che ciascuna persona, con le sue risorse particolari e le sue fragilità, configura la malattia in maniera assolutamente individuale. E dimostra che la medicina ha bisogno di uno sguardo esterno e laico che sappia cogliere la sua idolatria per il cono di luce del proprio sapere. Uno sguardo disposto ad affrontare l’inquietudine di chi rinuncia alla sicurezza dell’astrazione e della classificazione disciplinare per comprendere ogni sofferenza rispettandone la singolarità. Che cosa significa scoprirsi vulnerabili? Che cosa vuol dire attraversare l’esperienza della malattia? È questa la zona d’ombra della medicina, che richiede di essere esplorata per ciascun paziente, ogni volta. Il riconoscimento della persona e della sua unicità non è solo un’opzione etica, ma un vero e proprio vincolo epistemologico per la buona prassi della cura. L’occhio della medicina cerca sottigliezze, sfumature, discernimento. Ma questa forma di sapere che ama la luce aiuta davvero a comprendere l’esperienza del malato? O è necessario, piuttosto, essere disposti a incontrarsi nell’ombra per riuscire a capire cosa significa essere nella vulnerabilità, nella sofferenza e nella malattia?

    Giovanni Stanghellini, autore del libro
    Alessandra Govi, AIC


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    28 mins
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