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Scenari geopolitici

Scenari geopolitici

By: Il Mattino
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Dall’ordine al disordine geopolitico mondiale: un podcast de Il Mattino per avere una chiave di lettura degli scenari attuali.

A cura di Cinzia Battista
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Politics & Government
Episodes
  • Perché gli Stati Uniti e Israele hanno attaccato l’Iran?
    Mar 3 2026
    I venti di guerra in Medio Oriente, e in particolare in Iran, spiravano da un po' di tempo, ma i colloqui di Ginevra della scorsa settimana avevano aperto un piccolo spiraglio diplomatico che ha fatto sperare il mondo in un accordo tra Stati Uniti e Iran, in un miracolo che poi non è arrivato. Il ritratto dei volti scuri degli inviati di Trump, Witkoff e Kushner, è stato l’emblema di un futuro scenario di guerra. La giustificazione dell’attacco – per gli americani e gli israeliani – va cercata nel rifiuto dell’Iran di rinunciare al nucleare, alla distruzione dell’arsenale dei missili balistici e al sostegno al terrorismo dei suoi bracci armati dell’area. Washington e Tel Aviv, quindi, hanno considerato che fosse il momento propizio di attaccare perché la Repubblica islamica era indebolita a causa della guerra dei 12 giorni di giugno scorso e della disfatta dei suoi proxy come Hamas in conseguenza del conflitto israelo-palestinese a Gaza. A differenza degli attacchi di giugno, però, quelli intrapresi il 28 febbraio non sono mirati solo ai siti nucleari; si capisce che la portata è diversa perché colpiscono il cuore del regime con lo scopo di farlo crollare anche se il Capo del PentagonoHegseth lo ha poi, con sorpresa, smentito. Netanyahu, infatti, ha dichiarato al popolo iraniano: “Non perdete questa occasione che si presenta solo una volta per generazioni scendete in piazza a milioni per rovesciare il regime del terrore, l’aiuto che stavate aspettando è arrivato”. E le affermazioni di Trump sono state dello stesso tenore: “Quando avremo finito, prendete il controllo del governo”. Ma per cercare di sbrogliare la matassa geopolitica mediorientale dobbiamo innanzitutto analizzare quali sono stati i motivi geostrategici che hanno spinto gli americani ad attaccare l’Iran. Le motivazioni sono molteplici e riguardano sia la politica interna americana che la politica estera. Riguardo al primo punto sappiamo bene che Trump nel suo Paese non naviga in buone acque e l’idea che di fronte a situazioni di estrema difficoltà interna i presidenti americani intraprendano operazioni militari non è nuova; emblematico, a questo proposito è stato l’attacco all’Iraq in tempi passati. Ora passiamo, invece, ai motivi geopolitici americani di politica estera: l’Iran è lo Stato canaglia del Medio Oriente, portatore di un’ideologia antioccidentale, e regista del 7 ottobre. Ha sempre finanziato il terrorismo dei suoi bracci armati come Hamas che poi a Gaza ha messo in pratica l’attacco a Israele. Il portavoce delle Forze israeliane il colonnello Shoshani ha dichiarato: “Si tratta di un’operazione contro il più grande sponsor mondiale del terrore”. E Trump gli ha fatto eco: “Il regime ha armato, addestrato e finanziato milizie terroristiche che hanno ricoperto la terra con sangue”. Ma in Medio Oriente, in realtà, si è generato un paradosso incredibile: nel momento in cui si stava riuscendo a spegnere l’incendio di Gaza e a parlare del suo futuro all’interno del controverso Board of Peace, è scoppiato il rogo dell’Iran con il rischio che venga travolto anche il percorso di pace a Gaza costruito, dopo due anni di guerra, con molta fatica. E quali conseguenze ha causato l’attacco? I Pasdaran hanno chiuso lo Stretto di Hormuz che è un corridoio commerciale vitale che collega il Golfo Persico con i mercati in Asia, Europa e Nord America definito “uno dei più importanti colli di bottiglia petroliferi al mondo”; da lì, in effetti, passa il 20% del petrolio e del gas mondiali. Tale situazione potrebbe far impennare il prezzo globale del petrolio, come sta succedendo in queste ore, con conseguente aumento dei prezzi dei prodotti che causerebbe inflazione. A questo si collegano altre variabili economiche come i mercati e le borse mondiali, al momento in forte calo il cui eventuale crollo causerebbe crisi e instabilità mondiali senza precedenti. Inoltre, fino al momento in cui registriamo, è stato chiuso anche lo spazio aereo del Medio Oriente, e gli aeroporti della regione, importanti scali intercontinentali, non sono più operativi. È tra le più gravi interruzioni nella storia del trasporto aereo mondiale. L’impatto geopolitico e geoeconomico del nuovo conflitto in Iran, quindi, va al di là dei confini regionali e riguarda da vicino anche noi. Ma quali saranno gli scenari che si potrebbero aprire all’interno del Paese? I vertici militari americani hanno spiegato chiaramente a Trump che l’Iran non è il Venezuela, che l’Iran è un Paese complesso, è un impero teocratico strutturato, e il potere militare ed economico dei Pasdaran è pervasivo all’interno dello Stato. L’uccisione di Khamenei, la Guida Suprema, è la fine di un’epoca, e il pericolo, in questa fase, è di una svolta ancora più autoritaria e radicale del regime, per quale motivo? Con la decapitazione dei vertici della Repubblica Islamica potrebbe prendere il potere proprio la parte...
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    10 mins
  • Cosa si nasconde realmente dietro l’attacco di Trump al Venezuela?
    Jan 9 2026
    Cosa si nasconde realmente dietro l’attacco di Trump al Venezuela?Eravamo rimasti al punto che Trump voleva risolvere i conflitti in Ucrainae a Gaza, e ritentare nel 2026 di vincere il Nobel per la pace, ma a dispettodi tutto ciò, gli Stati Uniti inaugurano il nuovo anno con un attacco alVenezuela. Quali sono i reali motivi geopolitici? In realtà, gli apparatiamericani non hanno preso questa decisione all’improvviso, ma il disegnodi far cadere Maduro, l’erede del chavismo la cui dittatura ha provocato unadiaspora di otto milioni di persone circa e una crisi economica catastrofica,covava da tempo nei loro piani. Il motivo dell’attacco americano potrebbeessere quello di salvare il popolo venezuelano dal terribile dittatore? Nonproprio, ci sono motivazioni che vanno al di là di queste nobili intenzioni.Le risposte le troviamo in tre obiettivi geopolitici di Trump. Il primo è unamotivazione di politica interna, elettorale, nell’anno delle elezioni dimidterm, catturando Maduro, il tycoon manda un messaggio chiaro alla suabase elettorale per aumentare il consenso: abbiamo sconfitto il narcotrafficoe fermato i flussi migratori dal Venezuela. Il secondo obiettivo lo troviamoscritto a chiare lettere nel documento strategico della Casa Bianca delloscorso novembre, il National Security Strategy in cui si legge che gli StatiUniti applicheranno un “Corollario Trump” alla storica Dottrina Monroe,ossia il rispristino della loro sfera di influenza sull’“emisfero occidentale”,vale a dire sull’intero continente americano compresa l’America Latina, lorospazio vitale che vogliono interdire ai Paesi nemici. E a questo proposito ilterzo obiettivo ha come oggetto la geopolitica mondiale degli Stati Unitidi ridurre l’influenza di Cina, Russia e Iran nel loro continente.Andando a chiarire i vari punti, l’operazione americana a Caracas, illegaleper il diritto internazionale perché infrange il principio di inviolabilità deiconfini di uno Stato sovrano, va letta, come abbiamo visto, su più livelli.Innanzitutto, il narcotraffico è stato il pretesto per attaccare il Paese perché,secondo l’Onu, il vero carico di droga negli Stati Uniti non arriva dalVenezuela ma da altri Stati come il Messico e la Colombia che oltretuttosono stati già minacciati da Trump e per i quali l’attacco al Venezuela è unmonito. La Casa Bianca innanzitutto voleva deporre il regime socialistavenezuelano contrario all’imperialismo americano, ma non ha optato per unvero e proprio cambio di regime perché la realpolitik dell’amministrazionestatunitense ha scelto di far governare il Venezuela, comunque, allacoalizione chavista senza Maduro che detiene le chiavi del Paese e delbusiness del petrolio. La Presidente ad interim che è la vice del dittatoreDelcy Rodriguez, quindi, è stata messa sotto l’ala americana in quantoconosce perfettamente la macchina dello Stato, del governo e del regime.Lei stessa ha invitato Trump a “lavorare insieme” invocando un rapportorispettoso tra i due Paesi, caratterizzato da “pace e dialogo, non da guerra”.In realtà, la situazione è in continuo divenire e Trump insiste nel sostenere:“Adesso siamo noi a controllare il Venezuela e la transizione politica” eminaccia un secondo attacco a chi è al potere e non si comporterà comerichiesto da Washington. Trump è contrario a imminenti elezioni e per oranon sostiene la leader dell’opposizione Corina Machado perché è a capo diun fronte politico molto frammentato.Dopo la deposizione di Maduro, il tycoon ha enunciato l’altra ragionedell’operazione americana, ossia il controllo strategico delle risorsepetrolifere di cui finora ha usufruito la Cina. Il Venezuela possiede, in effetti,le più grandi riserve mondiali di petrolio ed esporta l’80% del suo oro neroverso il Dragone. Pechino detiene, inoltre, il debito venezuelano che vieneripagato proprio con il greggio. E quindi Trump vuole smantellare questomeccanismo, estromettendo la Cina dal suo cortile di casa per usufruire delleimmense risorse energetiche del Paese.Ma The Donald nel demolire l’ordine geopolitico latino-americano conl’attacco al Venezuela e l’arresto del suo leader in assenza di un esplicitomandato del Congresso ha fatto saltare le regole del diritto internazionale.La giustificazione americana è di aver messo in galera il leader venezuelanoperché considerato non come un politico ma come un narcotrafficante. Maal di là del fatto oggettivo che la dittatura di Maduro fosse il sommo male,l’operazione Usa è un “pericoloso precedente” come ha dichiarato anche ilSegretario Generale dell’Onu Guterres. In effetti, potrebbe legittimareMosca di proseguire l’aggressione all’Ucraina o ad altri Paesi consideratisotto la sua sfera di influenza, o Pechino di sentirsi libera di sferrare l’attaccofinale su Taiwan da sempre considerata proprio territorio. In questo mondo,già a testa in giù, il cambio delle carte in tavola, e il richiamo alla ...
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    7 mins
  • Guerra in Ucraina: miccia esplosiva del disordine geopolitico mondiale
    Nov 21 2025
    (di Cinzia Battista)Una guerra non scoppia mai all’improvviso. Un conflitto silenzioso, infatti, era deflagrato nell’Ucraina orientale tra Kiev e Mosca più di dieci anni fa. Ma il mondo occidentale “non ci ha fatto caso”? O il Vecchio Continente ha preferito girarsi dall’altra parte di fronte a quello che stava succedendo ai suoi confini orientali? Adesso siamo noi a voltarci indietro per guardare alla storia di quei luoghi e comprendere le cause della guerra attraverso, ovviamente, gli occhi della geopolitica. Nel 2013 il popolo ucraino scese in piazza dando vita a una manifestazione, l’Euromaidan, filoeuropea e antirussa provocata dalla decisione del leader filoputiniano Yanukovyc di non firmare il Trattato di Associazione con l’Unione europea. Nel 2014, la manifestazione si trasformò nella “rivoluzione di Maidan” repressa con la violenza ma che costrinse Yanukovyc alla fuga. Cosa stava succedendo? Gli ucraini si volevano liberare dal cappio russo per abbracciare il progetto europeo. E questi eventi furono uno spartiacque che portarono sempre di più alla formazione della coscienza politica della loro nazione. Nello stesso anno, l’elezione del filoccidentale Porošenko provocò una dura reazione del Cremlino che sancì la secessione della Crimea da Kiev e la sua annessione alla Russia. Con effetto domino, pure la regione ucraina del Donbass si autoproclamò indipendente sempre sostenuta da Mosca. La guerriglia scoppiata tra le parti non terminò neanche dopo la firma degli accordi di Minsk II nel 2015; proseguì ininterrottamente fino al 24 febbraio 2022, giorno dell’invasione dell’Ucraina da parte di Mosca in violazione del principio del diritto internazionale che sancisce l’inviolabilità delle frontiere di uno Stato. Quali sono stati i motivi geopolitici che hanno portato Putin a scatenare la guerra? Da prima dell’era sovietica la Russia considerava l’Ucraina – come sottolineato dal capo del Cremlino – solo un’espressione geografica, un’entità inferiore, destinata a stare geopoliticamente sotto la sua sfera d’influenza. Proprio questo è il punto: oggi Mosca non vuole perdere tale sfera di influenza su Kiev e Washington non la vuole cedere da quando gli ucraini hanno voltato lo sguardo verso Occidente. In più, in un momento in cui Usa e Cina si stavano imponendo come potenze mondiali, la Russia, seppure a rimorchio del Dragone, non si voleva sentire da meno. Il popolo russo e il suo leader hanno sempre covato il desiderio di “riesumare” il vecchio impero degli zar e uscire da quel cono d’ombra dove erano finiti dopo la dissoluzione dell’U.R.S.S. Infatti, relegati nell’angolo di potenza regionale non sopportarono né di vedere la Nato espandersi fino ai propri confini, né tantomeno l’idea che la stessa Ucraina potesse entrare nell’Alleanza Atlantica. Trump che pensava fosse il conflitto più “facile” da far finire, invece, è stato ed è il più ostico che ha generato la sua ondivaga strategia di aperture e chiusure, di speranze e disillusioni perché le richieste di Putin si sono rivelate massimaliste. Lo zar pretende, in realtà, un “regime change” con la destituzione di Zelensky da sostituire con un suo uomo; la smilitarizzazione dell’Ucraina, la sua rinuncia all’adesione alla Nato e l’annessione sia dei territori conquistati sia di quelli ancora da espugnare. Per tale motivo è fallito il vertice in Alaska e Trump ha rinunciato all’incontro con lo zar a Budapest. Ma gli apparati americani sostengono il dialogo con la Russia per staccarla dalla Cina, per quale motivo? Perché si può combattere un nemico (la Cina), ma combatterne due (la Cina e la Russia) oltretutto alleati, diventa un’operazione complicata. Dopo i falliti vertici, quindi, la Casa Bianca e l’Europa hanno deciso di imporre ulteriori sanzioni al comparto petrolifero per ridurre le possibilità dello zar di finanziare la guerra. Nonostante il Cremlino riesca ad aggirare le sanzioni servendosi delle flotte ombra che comunque esportano petrolio, in realtà, la sua economia di guerra si trova in brutte acque e il Paese si sta impoverendo. Ai primi di novembre la stessa Governatrice della Banca Centrale russa ha affermato alla Duma che l’economia rischia di tornare agli anni Novanta. Putin sta facendo un grosso torto innanzitutto al suo stesso popolo, sacrificandolo ad un’atroce guerra camuffata da operazione militare speciale contro i suoi “vicini di casa” che hanno preteso solo la loro libertà. Il pendolo in questo conflitto gira continuamente, a volte a favore dell’Ucraina, a volte a favore della Russia. Ora è il momento di Mosca. Lo stallo della via diplomatica, nelle ultime settimane, si è tradotto infatti in un’escalation dell’offensiva russa su tutto il territorio sudorientale dell’Ucraina. E in vista dell’inverno Mosca prende di mira le infrastrutture energetiche per fiaccare la popolazione lasciandola senza luce, né ...
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