"Ci penso."
Due parole che sembrano ragionevoli. E invece sono una fuga. Non sta pensando. Sta scappando da qualcosa che l'hai fatto sentire — ma che non sa come gestire.
Il "ci penso" arriva quando il turbamento c'è stato, ma hai superato il limite. O non l'hai raggiunto abbastanza. O l'hai raggiunto nel punto sbagliato. E l'Inconscio dell'altro ha tirato il freno a mano.
In questo episodio lo smonto su tutti i livelli: perché il "ci penso" di un distonico dell'Essere è diverso da quello di un distonico dell'Avere, cosa c'entra la ferita del rifiuto con la fuga, cos'è l'indice di tolleranza e perché lo stai superando senza saperlo, e soprattutto cosa fare dopo il "ci penso" invece di insistere o sparire.
In questo episodio:— Perché "ci penso" non significa pensare— La differenza tra toccare l'Inconscio e sfondarlo— Il "ci penso" dell'Essere vs il "ci penso" dell'Avere— La ferita del rifiuto e la maschera del fuggitivo— I due errori che fanno tutti dopo il "ci penso"— La manovra calibrata secondo il Metodo E.D.S.
Il problema non è mai il "ci penso." Il problema è tutto quello che non hai letto prima.
Il modello di base deriva dalla Comunicazione Analogica di Stefano Benemeglio; qui è integrato nel Metodo E.D.S. (Emozione, Decisione, Strategia) di Pietro Sangiorgio. Questo contenuto è di ristrutturazione personale e non sostituisce un percorso di psicoterapia.