Massimo Bignardi, il corpo, l'oggetto e la figura
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Nata nel 1941, Matarese è una dei decani della pittura in Italia. Il suo è un percorso artistico che prende avvio nel 1959 e che nei decenni successivi l’ha vista interprete di una pittura attenta al segno con chiari spunti di una sensualità ‘organica’ approdata, poi a un dettato compositivo ove pone in evidenza le sue forti capacità narrative. Considerata tra le protagoniste della scena artistica italiana che, negli anni sessanta, dialogava alla pari con gli artisti newyorkesi, artefici degli assemblage e l’attenzione all’accumulo, proprio della poetica di quegli artisti che si ritrovano, nel 1960, nella linea teorica del Nouveau Réalisme, Matarese ha esposto nel Padiglione italiano della Biennale di Venezia del 2011, a Patartemide, Museo Archeologico Nazionale di Napoli, nel 2015. Tra le ultime mostre personali si segnalano quella allestita nel 2016 al PAN Palazzo delle Arti di Napoli e del 2017 al Museo ARCOS di Benevento. Dal titolo “ROSARIA MATARESE. Il corpo, l’oggetto e la figura”, a cura del professore Massimo Bignardi, la mostra traccia un sintetico percorso antologico che si conclude con una sezione dal titolo “Corrispondenze immaginarie: rapporto Milano-Napoli negli anni sessanta”.
Nelle sale di Villa Vertua è presentata una selezione di opere, realizzate dall’artista tra i primi anni sessanta e il 2020. Una traccia che parte dai dipinti materici d’impronta informale ai collage oggettuali, ai ‘praticabili’ eseguiti a metà del decennio sessanta, alle figurazioni ironiche e alle composizioni neo oggettuali realizzate nel corso di questo decennio.
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