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Summary

"Il sosia" è uno dei romanzi più complessi di Dostoevskij. Il personaggio si sdoppia portando alla luce un alter ego bisbetico, invadente e maligno che spunta in sordina per poi prendere il sopravvento su ogni concetto di logica e razionalità.

L'ascolto è una strada in salita, costellata da burroni profondi dove non filtra la luce della ragione. I pensieri del protagonista si inanellano e si torcono su se stessi fino a divenire un labirinto asfissiante per chi ascolta. Dopo il primo tratto narrativo è d'obbligo chiedersi quale fosse l'intento originario dello scrittore e se il risultato rispecchi le aspettative iniziali dello stesso. Questione ardua da definire, perché si stenta a capire se l'eccessiva natura contorta del costrutto narrativo sia una scelta consapevole o se la rappresentazione dello sdoppiamento di personalità del protagonista sia sfuggito di mano.

L'argomento da trattare non è affatto semplice, come tanta parte di altra letteratura ha dimostrato nei tempi, motivo per cui è comunque interessante avvicinarsi all'ascolto del romanzo per capire l'approccio del russo al tema.

Stefan Zweig nel suo saggio sull'autore mette in luce le affinità degli stati d'animo dell'autore russo, condizionati anche dalla sua patologia neurologica e dalle problematiche personali, con le opere partorite, evidenziando come momenti di lucidità e di annebbiamento potessero riflettersi sugli spunti narrativi. Sia che si tratti di opera volutamente cervellotica sia che manchi involontariamente di linearità narrativa sia che rispecchi uno stato d'animo tormentato di chi scrive, rimane un romanzo da conoscere.

©2019 Valter Zanardi (P)2019 Valter Zanardi

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