La Storia
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Seslendiren:
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Iaia Forte
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Yazan:
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Elsa Morante
Özet
Pubblicato nel 1974, ottenne un enorme successo e infiammò violente polemiche, diventando immediatamente un caso politico e letterario. Dal romanzo è tratto il film omonimo, diretto da Luigi Comencini e interpretato da Claudia Cardinale.©1974 / 1976 / 1986 / 1995 / 2005 / 2014 Giulio Einaudi editore s.p.a., Torino (P)2017 Emons Italia S.r.l.
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l’orrendo per me in tutta quella faccenda sorge dall’ottusità della madre, la quale non è capace per un solo istante di stimulare il suo bambino. Useppe, nato precoce e promettente, alla fin fine diventa un bimbo segregato, tardo, senza informazioni proprie sul mondo intorno a lui. La madre non gli parla, non gli racconta e canta sempre la medesima canzone e Useppe è costretto varie volte a star solo in una camera chiusa a chiave senza uno straccio o anima viva con cui giocare. La gente intorno a loro è troppo indaffarata a badarci, ognuno gli caccia via, rimane dunque la madre sempliciotta che no nutre e basta. Useppe muore non per ragioni sanitari, egli muore per via dell’indifferenza generale e mancanza di stimoli mentali. Dico sul serio, “La Storia” mi fece maggiore effetti che un qualsiasi romanzo di orrore.
D’altro canto il libro ormai perse ogni rapporto con la realtà. All’epoca forse forse destava polemiche ma oggigiorno è fuori stagione. Un redattore del 2017 taglierebbe – a titolo giusto – due terzi del testo. Sì, Elsa Morante scrive bellissima, ma il romanzo è stracolmo di descrizioni ed idee irrelevanti al lettore di oggi. Io stesso dovevo saltare alcuni capitoli dove il tossicomane Davide parla per quasi cento pagine sugli orrori della guerra e su certi sbagli storici. Presso Morante è tutto ingombrante, troppo, abbundante, interi paragrafi o capitoli a descrivere visioni e sogni, relazioni famigliari e andirivieni per strade in rovina: ma con certi brani memorabilissimi. La psicologia dei personaggi non regge affatto, quel che rimane però è l’empatia immensa della Morante per i bambini.
Invece delLa Storia il romanzo doveva intitolarsi magari Ida ed Useppe o Roma città zombi, perché c’è solo l’ambizione del titolo e manca un resoconto storico bell’e proprio. Ma poniamo che anche questo serve come un’allegoria.
La narrazione della signora Forte è eccessionale. Ella canta, grida, sussurra e ride con trasporto, offrendo colori a un libro alquanto debole. Be’, buon coraggio a tutti quelli che scaricano quest’opera! Io da parte mia con la Morante ho rotto definitivamente.
Linguaggio fresco, contenuto polverosissimo
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Meravigliosa lettura da Forte ma non è l'integrale
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